COME SEMPRE GRANDE MOBILITAZIONE DI AG

GRANDE MANIFESTAZIONE DI AG INSIEME AD ALLENZA NAZIONALE A ROMA,PURTROPPO LA PERMANENZA AL CORTEO E' STATA RIDOTTA A CAUSA DI DOVERI LAVORATIVI....CHE PECCATO AVER LASCIATO TUTTI PROPRIO NEL MOMENTO PIU' BELLO MA QUANDO IL DOVERE CHIAMA.....

ASPETTO COMMENTI DA PARTE DI CHI HA PARTECIPATO FINO ALLA FINE PER POTER RENDERE AL MEGLIO L'IDEA SU COSA SIA STATA LA MANIFESTAZIONE...


GRANDE ALBERTO CHE E' PARTITO COL TRENO DA SOLO,STAI ENTRANDO PERFETTAMENTE NELLA MENTALITA' DEL GRUPPO(MI DISPIACE NON ESSERE STATO CON TE...).


DAJE


IN ALTO I CUORI....


CON IL POPOLO BIRMANO


Nella ex Birmania, ora Myanmar, è in atto una sanguinosa repressione delle manifestazioni di dissenso nei confronti del feroce regime instauratosi dopo un colpo di stato nel 1988 e da allora al potere con il sostegno del governo cinese. Si tratta di una giunta militare d'ispirazione marxista che approfitta della presenza sul proprio territorio di parecchie multinazionali senza scrupoli per darsi una patente di liberalità agli occhi della comunità internazionale. Ma ha i tratti tipici delle dittature comuniste nella presenza al potere di tutti gli uomini che provengono dall’apparato del Partito, nella retorica dei suoi leader, nei propri simboli di riferimento, nella repressione crudele di ogni libertà, nella gestione statale di tutta l’economia nazionale.

Eppure, come spesso capita in questi casi, l’aggettivo comunista scompare nelle cronache giornalistiche dalla regione est-asiatica e nelle dichiarazioni pubbliche dei partiti della sinistra italiana. Per questo abbiamo provato una grande rabbia nel vedere sui muri delle nostre città dei manifesti prodotti dal neo-Partito Democratico inneggianti ai protagonisti della rivolta in Myanmar, recanti la dicitura: “Democratici come noi”. Non potevamo non replicare loro.

Azione Giovani è al fianco dei monaci, degli studenti e della popolazione birmana perché si tratta di gente coraggiosa, che si batte per la propria libertà contro una dittatura sanguinosa, e che non merita la solita ipocrisia dei finti pacifisti.

TUTTI A ROMA !!!!!!!!!




ESPOSTO QUESTA MATTINA A CISTERNA DALLA SEDE DISTACCATA DELLA FACOLTA' DI INGEGNERIA DE LA SAPIENZA PRESSO IL PALAZZO CAETANI UNO STRISCIONE CHE INVITA TUTTI A SCENDERE IN PIAZZA IL 13 A ROMA.......

?????????????CHI SARA' STATO???????????????????


TRIONFO AZZURRO...O ROSA????


4/10/2007 -
21:28San Pietroburgo (RUSSIA)

- Nel sesto giorno di gare l’inno di Mameli suona finalmente al Peterbursky Sports Complex di San Pietroburgo, in una giornata indimenticabile per la scherma italiana. Un podio completamente azzurro (nella foto Minozzi), come un anno fa a Torino. Stesse protagoniste, ma conio di medaglia diverso. Valentina Vezzali, infatti, supera Margherita Granbassi, nel remake della finale di dodici mesi orsono, conquistando così il suo quinto titolo mondiale, dopo quelli di Lipsia 2005, L’Havana 2003, Nimes 2001 e Seoul 1999, a cui vanno aggiunti i due olimpici di Sidney 2000 e Atene 2004. Come lei, degli atleti ancora in attività, solo Stanislav Pozdniakov, anche se ad onor del vero lo sciabolatore russo di Olimpiadi ne ha vinta ''solo'' una. Quella di Atlanta 1996. Una giornata positiva fin dal primo assalto, con un dominio quasi assoluto. Via via sono cadute la venezuelana Yulitza Suarez (15-4), la francese Melanie Moumas (14-5), la tedesca Anja Schache (15-6) e la compagna di squadra Ilaria Salvatori, superata nei quarti per 15-7. In semifinale, poi, il successo è arrivato sull’eterna Giovanna Trillini per 15-6. Di lì a poco, l’atto finale. Un assalto equilibrato nella prima parte (5-5, 6-6) e poi il primo break (6-8), prima rintuzzato (8-9) e subito dopo decisivo con l’11-8 che valeva la medaglia d’oro. Il primo pensiero dela fiorettista tesserata per le Fiamme Oro va al marito e al figlio: ''Mimmo me lo aveva detto, non potevo perdere nella città dello zar. E poi mio figlio si chiama Pietro...''. E poi aggiunge: ''Certo, si può vincere anche con un handicap fisico, ma forse quando ci trovammo contro a Torino non eravamo ad armi pari. Ma chi vince ha sempre ragione''. La Granbassi accetta la sconfitta con grande classe e con il sorriso: ''Bisogna saper perdere come saper vincere. Qui ero arrivata in condizioni non perfette. E non lo dico per crearmi un alibi. Di quest’argento, quindi, sono assolutamente felice''. La carabiniera triestina la finale l’aveva trovata dopo un cammino alterno. Primo turno tranquillo con la britannica Martina Emanuel (14-7), brivido al supplementare (7-6) con la cinese Wan Wen Su nei 16esimi; ancora due turni convincenti con l’olandese Indra Angad-Gaur (12-8) negli ottavi e con l’ungherese Virginie Ujlaki (15-10) nei quarti, prima della semifinale con l’ungherese Aida Mohamed chiusa all’ultima stoccata per 14-13. Chi, invece, aveva minato le coronarie dei tifosi azzurri assiepati sulle tribune, era Giovanna Trillini, splendida medaglia di bronzo a distanza di ventuno anni dal debutto di Sofia nel 1986, allorquando vinse l’argento nella prova a squadre. Tre turni superati al minuto supplementare con la rumena Roxana-Mariana Barladeanu (11-10), la cinese Lei Zhang (6-5) e la russa Eugyenia Lamonova (9-8), prima del quarto di finale vinto nettamente per 15-4 con la coreana Hyun Hee Nam. Dopodichè la sconfitta con la Vezzali e il terzo posto, che conferma il risultato di un anno fa. Ironica nella sua analisi la campionessa jesina in forza al Corpo Forestale: ''Gli incontri tra italiane sono sempre difficili, forse dovrei allenarmi a San Marino. E’ un bronzo che mi fa felice perché arriva dopo una giornata in cui ho dovuto superare avversarie difficili''. Grande soddisfazione per il Ct Andrea Magro: ''Sono strafelice per tutte. Non mi interessa chi abbia vinto, io alleno la squadra azzurra. Questo è un messaggio per lo sport italiano, l’orgoglio di tre ragazze e di uno staff che oggi ha onorato i colori della nostra bandiera''. Un plauso va anche alla Salvatori, sesta nella classifica finale. Per l’atleta in forza all’Aeronautica Militare è il miglior piazzamento ottenuto nei tre Mondiali fin qui disputati. Con le tre medaglie di oggi la spedizione italiana eguaglia il risultato ottenuto al Mondiale dello scorso anno (1 oro, 3 argenti e 3 bronzi) e punta a fare ancora meglio, così come conferma il presidente federale Giorgio Scarso: ''Al termine delle prove individuali è stato eguagliato il risultato di Torino 2006. Da domani inizieranno le gare a squadre valide per la qualificazione olimpica, dove potremmo migliorare il nostro bottino ma, soprattutto, fare un passo in avanti sulla strada che porta a Pechino. La scherma mondiale ci guarda con grande invidia, ma questo è il frutto di un lavoro che premia gli sforzi della Federazione. Un grazie di cuore alle ragazze, ai maestri e al responsabile d’arma. Ringrazio il Presidente del CONI, Giovanni Petrucci, per i complimenti che mi ha fatto pervenire telefonicamente subito dopo la gara. Il messaggio di questo podio dovrà essere la pari dignità dello sport al femminile''






ONORE AI NOSTRI CADUTI....


ROMA - È morto il sottufficiale del Sismi Lorenzo D'Auria, ricoverato da alcuni giorni all'ospedale militare del Celio dopo essere rimasto ferito gravemente in Afghanistan. L'uomo, insieme ad un altro sottufficiale del servizio di sicurezza militare e ad un loro collaboratore afgano, era stato rapito sabato 22 settembre nell'Afghanistan occidentale nei pressi di Shindand, nell'area posta sotto la competenza italiana nell'ambito della missione multinazionale Isaf.
IL BLITZ - Lunedì 24 era scattato un blitz da parte di forze speciali italiane ed inglesi che aveva portato all'uccisione degli otto sequestratori afgani che tenevano prigionieri i tre, rimasti feriti nel corso dell'operazione. D'Auria aveva riportato le ferite più gravi ed era tenuto in vita in questi giorni all'ospedale militare del Celio solo grazie ad un respiratore artificiale. Meno gravi le condizioni dell'altro operatore del Sismi, che ha riportato la frattura della clavicola sinistra e del collaboratore afgano.


CI STRINGIAMO INTORNO ALLA FAMIGLIA DEL NOSTRO ENNESIMO EROE CADUTO PER TENERO ALTO L'ONORE DEL POPOLO ITALIANO.....

VIA SUBITO...


Sabato 13 Ottobre a Roma grande manifestazione organizzata da Alleanza Nazionale contro il governo Prodi...

ovviamente non possiamo mancare noi giovani per rendere la giornata divertente e goliardica...preparate striscioni,stendardi e qualsiasi cosa che colori la piazza...

Partirà un pullman esclusivamente di Azione Giovani aspettiamo adesioni..

Il presidente di Alleanza nazionale, Gianfranco Fini, ha annunciato che il 13 ottobre An sarà in piazza per la "sicurezza" ma anche per un "fisco giusto" contro "l'oppressione fiscale del governo". "Diamo appuntamento a tutti in piazza a Roma il 13 ottobre - ha detto il leader di An in una recente intervista - per un fisco giusto e per la sicurezza del cittadino. Alleanza nazionale farà la sua parte".

AG PROVINCIALE DI LATINA ORGANIZZA VISITA ALLA FOIBA DI BASOVIZZA E AL SACRARIO MILITARE DI REDIPUGLIA....

NEL FINE SETTIMANA DEL 3/4 NOVEMBRE AZIONE GIOVANI STA' ORGANIZZANDO UNA VISITA ALLA FOIBA DI BASOVIZZA,LUOGO DI MASSIMA ESPRESSIONE DELLA PULIZIA ETNICA SUBITA DAL POPOLO ITALIANO PER MANO DEI PARTIGIANI COMUNISTI JUGOSLAVI,CHE PER TROPPO TEMPO E' STATO TENUTO NASCOSTO NEI LIBRI DI SCUOLA E NELLA COSCIENZA DEL POPOLO ITALIANO......
VENNERO UCCISI PIU' DI DUEMILA ITALIANI NELLA SOLA FOIBA DI BASOVIZZA.
VI INVITIAMO A PARTECIPARE PER CONOSCERE LA STORIA SENZA LA FAZIOSITA' DEI LIBRI DI TESTO.....

La Foiba di Basovizza - Monumento nazionale

La cosiddetta "Foiba di Basovizza" è in verità un pozzo minerario, scavato all'inizio del XX secolo per intercettare una vena di carbone e presto abbandonato per la sua improduttività: esso divenne però nel maggio del 1945 un luogo di esecuzioni sommarie per prigionieri, militari, poliziotti e civili, da parte dei partigiani comunisti di Tito, dapprima destinati ai campi d'internamento allestiti in Slovenia e successivamente processati e giustiziati a Basovizza.
Un documento allegato a un dossier sul comportamento delle truppe jugoslave nella Venezia Giulia durante l'invasione, dossier presentato dalla delegazione italiana alla conferenza di Parigi nel 1941, descrive la tremenda via crucis delle vittime destinate ad essere precipitate nella voragine di Basovizza, dopo essere state prelevate nelle case di Trieste, durante alcuni giorni di un rigido coprifuoco. Lassù arrivavano gli autocarri della morte con il loro carico di disgraziati. Questi, con le mani straziate dal filo di ferro e spesso avvinti fra loro a catena, venivano sospinti a gruppi verso l'orlo dell'abisso. Una scarica di mitra ai primi faceva precipitare tutti nel baratro. Sul fondo chi non trovava morte istantanea dopo un volo di 200 metri, continuava ad agonizzare tra gli spasmi delle ferite e le lacerazioni riportate nella caduta tra gli spuntoni di roccia. Molte vittime erano prima spogliate e seviziate.



Ma chi erano le vittime delle foibe?
Italiani di ogni estrazione: civili, militari, carabinieri, finanzieri, agenti di polizia e di custodia carceraria, fascisti e antifascisti, membri del Comitato di liberazione nazionale. Contro questi ultimi ci fu una caccia mirata, perché in quel momento rappresentavano gli oppositori più temuti delle mire annessionistiche di Tito. Furono infoibati anche tedeschi vivi e morti, e sloveni anticomunisti. Quante furono le vittime delle foibe? Nessuno lo saprà mai. Di certo non lo sanno neanche gli esecutori delle stragi. Questi non hanno parlato e non parlano. D'altra parte è pensabile che in quel clima di furore omicida e di caos ben poco ci si curasse di tenere la contabilità delle esecuzioni.
Sulla base di vari elementi si calcola che gli infoibati furono alcune migliaia. Più precisamente, secondo lo studioso triestino Raoul Pupo, "il numero degli infoibati può essere calcolato tra i 4 mila e i 5 mila, prendendo come attendibili i libri del sindaco Gianni Bartoli e i dati degli anglo-americani".
Alle vittime delle foibe vanno aggiunti i deportati, anche questi a migliaia, nei lager jugoslavi, dai quali una gran parte non conobbero ritorno. Complessivamente le vittime di quegli anni tragici, soppresse in vario modo da mano slavo-comunista, vengono indicati in 10 mila anche più. Belgrado non ha mai fatto o contestato cifre. Lo stesso Tito però ammise la grande mattanza.
Per quanto riguarda specificamente le persone fatte precipitare nella foiba di Basovizza, è stato fatto un calcolo inusuale e impressionante. Tenendo presente la profondità del pozzo prima e dopo la strage, fu rilevata la differenza di una trentina di metri. Lo spazio volumetrico - indicato sulla stele al Sacrario di Basovizza in 500 metri cubi (poi ridotti a 300) - conterrebbe le salme degli infoibati: oltre duemila vittime. Una cifra agghiacciante. Ma anche se fossero la metà, questa rappresenterebbe pur sempre una strage immane... e a guerra finita!

E i carnefici?
Individui rimasti senza volto. Comunque è ritenuto certo che agirono su direttive dell' OZNA, la famigerata polizia segreta del regime titino, i cui agenti calarono a Trieste con le liste di proscrizione e si servirono di manovalanza locale. Nell'invasione jugoslava di Trieste e di ciò che ne seguì i comunisti locali hanno responsabilità gravissime. In quei giorni le loro squadre con la stella rossa giravano per la città a pestare ad arrestare. Loro elementi formavano il nerbo della "difesa popolare".

Il monumento
Il monumento della foiba di Basovizza è molto semplice: consiste in una lastra in pietra grigia, segnata da una grande croce; sullo zoccolo frontale è riportato un passo della "preghiera dell'infoibato" dettata dall'arcivescovo Antonio Santin. A sinistra è posto un cippo, opera di Tristano Alberti, rappresentante la sezione della cavità con alcune quote delle probabili stratificazioni, al cui centro è appesa una lampada votiva in bronzo collocata dall'Opera mondiale lampade della fraternità. All'interno del recinto, sono stati collocati in tempi successivi altri cippi, il pilo porta-bandiera donati dalle associazioni d'arma e dalle organizzazioni degli esuli giulianodalmati e due targhe: una individua il punto dove è custodito un elenco degli scomparsi in seguito alle deportazioni, l'altra ricorda le visite dei presidenti della Repubblica italiana.
Nel 1980, in seguito all'intervento delle associazioni combattentistiche, patriottiche e dei profughi istriani-fiumani-dalmati, il pozzo di Basovizza e la foiba n.149 vennero riconosciute quali monumenti d'interesse nazionale. Il sito di Basovizza, sistemato dal comune di Trieste, divenne il memoriale per tutte le vittime degli eccidi del 1943 e 1945, ma anche il fulcro di polemiche per il prolungato silenzio e il mancato omaggio delle più alte cariche dello stato. Tale omaggio giunse nel 1991, anno cruciale per la dissoluzione jugoslava e dell'Unione Sovietica, quando a Basovizza si recò l'allora presidente della repubblica Francesco Cossiga, seguito due anni più tardi dal successore Oscar Luigi Scalfaro, che nel 1992 aveva dichiarato il pozzo della miniera "monumento nazionale".



Il Sacrario Militare di Redipuglia



Redipuglia (GO), dallo sloveno "sredij polije" ovvero terra di mezzo" è il più grande Sacrario Militare Italiano e venne realizzato su progetto dell'architetto Giovanni Greppi e dello scultore Giannino Castiglioni. Inaugurato nel 1938, custodisce le salme di 100.000 caduti della Grande Guerra.L'opera, realizzata sulle pendici del Monte Sei Busi, cima aspramente contesa nella prima fase della Grande Guerra, si presenta come uno schieramento militare con alla base la tomba del Duca d'Aosta, Comandante della III Armata, cui fanno ala quelle dei suoi generali.Seguono disposte su ventidue gradoni le salme dei 39.857 caduti identificati.Nell'ultimo gradone, in due grandi tombe comuni ai lati della cappella votiva, riposano le salme di 60.330 Caduti Ignoti.Nella cappella e nelle due sale adiacenti sono custoditi oggetti personali dei soldati italiani e austro-ungheresi.
Il grande mausoleo venne realizzato di fronte al primo Cimitero di Guerra dell III^ Armata sul Colle Sant'Elia che oggi è una sorta di museo all'aperto noto come Parco della Rimembranza.Lungo il viale adornato da alti cipressi, segnano il cammino cippi in pietra carsica con riproduzioni dei cimeli e delle epigrafi che adornavano le tombe del primo sacrario.Sulla sommità del colle un frammento di colonna romana, proveniente dagli scavi di Aquileia, celebra la memoria dei caduti di tutte le guerre, "senza distinzione di tempi e di fortune".


CHIUNQUE FOSSE INTERESSATO A PRENDERNE PARTE PUO' LASCIARE UN COMMENTO AL POST CON RECAPITO,SPEDIRE UNA MAIL A AZIONEGIOVANI.CISTE@ALICE.IT OPPURE CONTATTARE GERRI 3291888149 O FEDERICA 3358411061

SALE ALTO IL TRICOLORE,SUONA FORTE L'INNO DI MAMELI





Bettini: "Visto che succede a farmi arrabbiare?"


Il toscano dopo il trionfo di Stoccarda: "Ne ho viste e sentite troppe. Il mio successo è di tutta la squadra". Il nemico McQuaid lo esalta: "E' un campione superbo, non posso che fargli i complimenti". Il c.t. Ballerini: "Una squadra di grandissimi uomini"

Paolo Bettini, trionfo mondiale a Stoccarda. Ap
STOCCARDA, 30 settembre 2007 - "Sono ancora arrabbiato. Come prima della corsa. In questa settimana ne ho viste e sentite troppe". Paolo Bettini non riesce a scansare quel fondo di amarezza che circonda un'impresa storica. "Noi ciclisti abbiamo imparato sulla nostra pelle che chi sbaglia deve pagare. Ed è giusto che sia così anche per chi non corre in bici. Mi riferisco a chi ha infangato il mio nome". Parole di rabbia in un giorno di vittoria. Ma la portata dell'impresa è tale (è il quinto corridore a centrare due Mondiali di fila dopo Gianni Bugno, anch'egli vincitore a Stoccarda nel '91, e i belgi van Looy, van Steenbergen e Ronsse) che il sorriso ci mette un attimo a ricomparire sul volto del bicampione del Mondo.


INCHINO - Pat McQuaid, uno dei "grandi nemici" di Bettini, ha usato parole al miele. "E' venuto a Stoccarda, ha visto cosa lo aspettava, e ha vinto. E' un campione superbo. Non posso che fargli i complimenti". Paolo ha abbozzato un mezzo inchino. “Quando fanno arrabbiare Bettini questo è il risultato. Il mio inchino? C’era tutta la mia semplicità e i sacrifici di una carriera che qualcuno ha cercato di infangare. Ho pensato a tutti. A mio fratello, ai miei genitori, a mia moglie e a mia figlia Veronica, a cui vado a comprare il regalo perchè è stato il suo compleanno. E ai miei genitori dico di stare tranquilli perchè siamo tutti molto sereni e c’è chi lavora per la nostra serenità. La voglia di piantare tutto è tanta, ma la vita va avanti”. I festeggiamenti più apprezzati sono stati quelli dei tifosi, dei meccanici e dello staff che hanno "travolto" gli azzurri a suon di gavettoni e cori.
BIRRA E IRIDE - Il tempo di una doccia e il leader di una delle Nazionali più forti di sempre è stato circondato dai suoi compagni intorno a un tavolo con parecchia birra e una maglia con l'iride al centro. "Se oggi è arrivata questa vittoria il merito è vostro", ha detto il 33enne di Cecina ai suoi compagni poco dopo aver ricevuto la telefonata di Romano Prodi. Poi, con la solita sferzante ironia ha aggiunto: "Ho un solo cruccio, non c'è stato verso di stringere la mano alla signora Eisenmann" (la donna a capo dell'organizzazione dei Mondiali che avevo chiesto al Tribunale di Stoccarda la sua esclusione).
RIVALSA - "Paolo ha sofferto tanto in questa settimana", ha dichiarato la moglie Monica. "Ma lui è così, ha una forza incredibile ed è un vincente". "Abbiamo dimostrato di avere due c... così", aggiunge Bertolini, che ha interpretato alla perfezione il suo ruolo, "e Paolo ha corso la gara più bella e difficile della sua carriera in un modo splendido". Pozzato: "Ho avuto i crampi a 7 chilometri dal traguardo, peccato perché potevo restare con Paolo. Ma va benissimo così". Ballan: "E' andato tutto benissimo, Germania e Spagna sono rimaste fuori dai momenti cruciali della corsa".
TUTTI PER IL C.T. - Raggiante Franco Ballerini, e anche commosso quando gli azzurri lo hanno applaudito tutti insieme: "Avrò ricevuto 200 messaggi di complimenti - ha detto il c.t. che ha vinto due Mondiali e un'Olimpiade in tre anni - ma il merito è tutto loro, sono dei grandissimi uomini prima che dei campioni. Oggi hanno corso in maniera perfetta, aiutandosi nei momenti difficili, come quando Bruseghin ha rotto la catena e si è creato il buco". Chiude Rebellin, il regista: "Visto? E' riuscito un film proprio apprezzato".

VIDEO: http://www.raisport.rai.it/sportpopupvideo?dim=large&video=/RaiSport/pub/static/2007/9/Bettini_bis_mondiale.wmv





Italia campione d'Europa!

Splendida impresa delle azzurre, che in finale travolgono 3-0 la Serbia e chiudono imbattute un torneo dominato: primo titolo continentale per l'Italia femminile

Le azzurre esultano: è trionfo Italia. Ansa
LUSSEMBURGO, 30 settembre 2007 - L’Italia di Massimo Barbolini è campione d’Europa per la prima volta nella sua storia, con l’8ª vittoria in 8 match. Un successo schiacciante, nettissimo, 5 anni dopo la vittoria al Mondiale. La Serbia è letteralmente schiantata (3-0, parziali 26-24 25-18 25-21) in una finale incerta solo nel primo set.

AVVIO IN SALITA - L’Italia parte male. Le battute serbe mettono in crisi la ricezione azzurra, il gioco è per forza di cose più scontato, così le muratrici di Terzic hanno vita facile. Le italiane vanno in crisi: Barbolini chiama un primo timeout e poi un altro per cercare di mettere un po’ d’ordine. Invita le ragazze alla calma, ad aspettare, a non farsi prendere dall’ansia. A giocare sulle mani: sul 12-14 decide il cambio: entra Manuela Secolo ed esce Serena Ortolani. L’Italia non si riprende subito, resta in apnea. La Serbia sembra sicura di poter chiudere il set, ma sul 20-23 va in battuta la Barazza, una serie di 4 servizi velenosi manda in tilt la ricezione della Serbia. L’Italia si aiuta con la difesa e il muro e compie l’impresa: sorpasso 24-23. Quello che la Serbia aveva fatto con la Polonia in semifinale adesso lo subisce, anche dal punto di vista mentale. E’ il momento decisivo di tutta la gara. Spasojevic e compagne sono in affanno, annullano una prima palla set, ma non la seconda. Tai Aguero è in battuta, ci pensa qualche secondo prima di effettuare il servizio, è come se volesse trasmettere un fluido magico alla palla. Forse ce la fa: centra la Spasojevic che deraglia e butta la palla in tribuna.

IPOTECA - L’Italia vince il primo set e mette un’ipoteca sul match. La Serbia accusa il colpo. Barbolini ovviamente conferma la Secolo in campo e l’Italia con questo modulo è quella che vince. Ancora con le battute le azzurre seminano scompiglio nella ricezione avversaria. La Serbia ha un sussulto riemerge – momentaneamente dall’8-3 all’8-6 grazie ai colpi della Nikolic, ma se l’Italia non si era fatta intimidire anche sotto di 5 punti, certo non si fa angosciare quando è in vantaggio.
Le italiane si tranquillizzano e riprendono il lavoro interrotto: Secolo, Del Core e ancora una volta Barazza, mettono angoscia alla Serbia che orami è in balia delle azzurre. Solo un anno fa la squadra di Belgrado aveva strappato all’Italia il bronzo al Mondiale, in una finale senza storia. Adesso le parti si sono invertite. A turno ognuna delle azzurre fa giocate importanti e a loro modo decisive: Cardullo in difesa (memorabile uno striscione che la riguarda, 2a linea reparto di Cardulogia), Gioli a muro, Aguero in attacco. La Serbia ci riprova, non vuole arrendersi, resta attaccata al set. Ma dopo il 20° punto l’Italia fa lo strappo, che si rivela decisivo. Campionesse d’Europa



VIDEO: http://www.raisport.rai.it/sportpopupvideo?dim=large&video=/RaiSport/pub/static/2007/9/pallavolo_europeo_alle_azzurre.wmv

ENTRA IN AZIONE!!!!

NON RESTARE A GUARDARE,DIFENDI IL TUO FUTURO......

CAMPAGNA ASSOCIATIVA 2007/2008
PER INFORMAZIONI LASCIARE COMMENTO AL POST CON RECAPITO OPPURE CONTATTARE A: AZIONEGIOVANI.CISTE@ALICE.IT