TUTTI A CASA !!!!!!

ERA ORA.....FINALMENTE STIAMO ARRIVANDO ALLA FINE DI QUESTO RIDICOLO GOVERNO DI centro-SINISTRA.
SPERIAMO DI NON ASSISTERE A QUALCHE ALTRA MESSA IN SCENA CHE IMPEDISCA DI ANDARE ALLE ELEZIONI NELLA PROSSIMA PRIMAVERA..

RICORDIAMO TUTTI I CADUTI NEGLI ANNI DI PIOMBO



GIOVEDì 10 GENNAIO h. 21 MUSICA E PAROLE

A 30 ANNI DALLA STRAGE DI ACCA LARENTIA.

TEATRO ARCOBALENO VIA F.REDI 1/A ROMA

30 anni.....ACCA LARENTIA


Il duplice assassinio dei due giovanissimi militanti missini Franco Bigonzetti Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni ucciso da un tenente dei carabinieri a seguito degli incidenti scoppiati subito dopo l’eccidio
Via Acca Larentia si trova nel quartiere Tuscolano, è una via anonima, immersa tra palazzoni di dieci piani, grigi e anonimi,al numero 28 c’è la sezione del MSI,una sezione molto attiva nella zona. Il 7 gennaio del 1978, alle 18 circa nella sede c’è una riunione del Fronte della gioventù. Quella giornata è trascorsa come del resto quasi tutte le giornate, tra attacchinaggi nelle vie del quartiere, qualche rissa con i “rossi”, del Liceo Augusto, a poche centinaia di metri dalla sezione missina. Si programmano altri attacchinaggi in zone diverse di Roma, così alcuni giovani decidono di andare, nella sede restano Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e altri tre, decidono di chiudere la sede e anche loro andranno a raggiungere i camerati a piazza Risorgimento.

Il primo ad uscire è Bigonzetti, apre la porta blindata della sezione ed è in strada, è buio, non si vede quasi nulla, dall’angolo con via Evandro sbuca un gruppetto di cinque o sei persone,Bigonzetti non fa neanche in tempo a vederli che esplodono due colpi di pistola, viene colpito in testa, si accascia davanti la porta della sede missina, dietro di lui Ciavatta capisce che gli stanno sparando addosso, tenta di fuggire, verso la fine della via dove c’è una scalinata, corre, tenta di sfuggire ma una serie di colpi lo investe in pieno torace, cade anche lui, un altro “camerata” viene ferito di striscio ad un braccio, ma riesce a barricarsi nella sede insieme ad altri due giovani. Il commando assassino si ritira, alcuni testimoni li vedono salire su un auto rossa, forse una Renault, posare le armi nel bagagliaio e sparire nel buio. La polizia e le autoambulanze arrivano dopo pochi minuti,per Bigonzetti non c’è niente da fare, oltre che in testa è stato colpito all’addome e al torace,Ciavatta invece è ancora vivo, ma ha perso conoscenza, lo portano all’ospedale più vicino,il San Giovanni,ma il ragazzo muore appena entra in sala operatoria.

Franco Bigonzetti aveva 19 anni frequentava l’Università, primo anno di medicina e chirurgia, Francesco Ciavatta aveva 18 anni andava ancora la liceo, frequentava il quarto anno ed era figlio di operai.
Il duplice omicidio viene rivendicato in una maniera inusuale, una cassetta audio viene fatta ritrovare accanto ad una pompa di benzina, la voce contraffatta di un giovane , a nome dei Nuclei armati di potere territoriale,<<>>.
I due giovani missini sono stati uccisi con una mitraglietta “Skorpion” la stessa che dieci anni dopo nel 1988 si scoprirà che ha sparato in altri tre omicidi, firmati dalle Brigate rosse: quelli dell’economista Ezio Tarantelli, dell’ex sindaco di Firenze Lando Conti e del senatore Roberto Ruffili.

La tragedia di via Acca Larentia non è ancora finita, in poco tempo si radunano sul luogo dell’agguato centinaia di neofascisti romani, tra un nugolo di giornalisti, cineoperatori e poliziotti, in borghese e non. C’è grande tensione, qualche tafferuglio, spintoni con le forze dell’ordine, i giovani missini sono sgomenti,ma già si pensa a come vendicarsi. L’irreparabile avviene quando una telecamera del Tg1 riprende l’entrata della sede missina e inquadra i volti dei giovani, questi si arrabbiano, aggrediscono un giornalista, cominciano gli scontri con i carabinieri. Si spara, da una parte e dall’altra, un colpo sparato da un ufficiale dell’arma centra in pieno la fronte di Stefano Recchioni, 19 anni,militante del Fronte della gioventù, viene immediatamente portato in ospedale, agonizzerà per due giorni, il 9 gennaio muore, Stefano aveva un fratello più piccolo di un anno, Massimo, simpatizzante di Lotta Continua, che commenterà così la sua morte :<<>>.

Tra i giovani fascisti che si radunano sul luogo dell’eccidio, la sera di quel 7 gennaio, ci va pure Valerio Fioravanti e Franco Anselmi, Valerio pensa a quei due ragazzi uccisi <<>>, senza che avessero fatto nulla, come i fratelli Mattei, o Mario Zicchieri. Ritiene che un’infamità del genere per la sua <<>> non si può tollerare. Per lui è insopportabile. Franco Anselmi invece compie una piccola cerimonia privata, fatta di simboli e rituali che solo lui può capire. Ha portato il passamontagna sporco di sangue del giovane studente greco Mantakas, si avvicina al punto in cui è caduto Bigonzetti, si bagna il dito col sangue che è ancora presente sull’asfalto per poi passarlo sul cappello di lana e a mezza bocca giura su stesso che vendicherà i due <<>. Valerio rimane colpito da quel gesto, i pensieri gli si accavallano, prende contatto con la morte che lascia il segno sulle persone che sopravvivono, non ci si era mai soffermato prima d’ora.

Agli occhi di Valerio, Francesca, Franco e tanti altri, le facce dei dirigenti missini diventano del bronzo di chi fa finta di niente, di chi non è disposto a mettersi davvero contro l’ordine costituito per difendere uno di loro. Capiscono che al partito serve solo il loro sangue, che non hanno niente in comune con quei politici che pensano unicamente al consenso e alla convenienza, gente che non sa rinunciare a qualche manciata di voti dei militari per schierarsi dalla parte di un ragazzo morto ammazzato proprio da quei militari. Se già era tenuto un filo sottilissimo, il rapporto con il partito si spezza in quel momento, nelle poche ore di un pomeriggio tutti i nodi sono venuti al pettine. I giovani neo-fascisti l’hanno capito e se lo spiegano l’un l’altro senza parlare, solo guardandosi in faccia e comportandosi tutti alla stessa maniera.
D’ora in poi ognuno per la sua strada, non c’è da rendere conto che a stessi. Non c’è da sperare i nessun appoggio, in nessuna risposta <>, fatta di manifesti, comizi, mobilitazioni sponsorizzate dal partito. Quei dirigenti missini finora considerati <<>>, un po’ vecchi ma brave persone, magari vigliacchi ma onesti.
Quando Giorgio Almirante arriva sul luogo dell’agguato, non viene fatto avvicinare al punto in cui sono caduti Ciavatta e Bigonzetti. E’ davvero pericoloso, quei ragazzi sono arrabbiati davvero.


Su svegliatevi
riscuotetevi
vedo in cielo come una bandiera
come un'aquila
tra le nuvole
che riaffiora dalla memoria
forse è un inno
o solo un sogno
il ricordo di una canzone
ma ora sale sai
come il ritmo
di una marcia dentro al miocuore
Han ballato sui loro corpi
han sputato sul loro nome
han nascosto le loro tombe
ma non li possono cancellare
puoi vederli sai
sono tutti qui
con le braccia levate al Sole
sono tutti qui
io li vedo
piovon fiori su piazzale Loreto
E' una piazza piena di sogni
un'armata di cari amici
mille anime di caduti
ma nel ricordo non li hanno uccisi
sono i giovani di Acca Larentia
ed i ragazzi in camicia nera
i fratelli
di Primavalle
ed i martiri dell'Emilia
E ora sono qui
son sempre qui
son tornati a marciare ancora
dalle carceri
dalle foibe
dagli scrigni della memoria
mille innanzi a me
mille dietro
ed altri mille per ogni lato
è difficile
ma ci credo
piovon fiori su piazzale Loreto
E io ho il cuore nero
e tanta gente
mi vorrebbe al cimitero
Ma io ho il cuore nero
e me ne frego e sputo
in faccia al mondo intero

buona natale a tutti....








ci siamo ritrovati davanti alla camera per una giornata goliardica di protesta che ci e' anche servita per darci gli auguri di natale,come sempre la piazza gremita ha dimostrato che azione giovani e' vigile sull'operato di questo ridicolo governo,e dopo che lo stesso ha dato numeri per piu' di un anno adesso siamo stati noi a darli....

buon natale a tutti!!!!

REFERENDUM IN VENEZUELA: CHAVEZ SCONFITTO

Il no ha vinto il referendum sulla proposta di riforma elettorale promossa dal presidente Hugo Chavez. La presidente del Consiglio nazionale elettorale (Cne) ha comunicato ufficialmente che il no alla proposta di riforma ha ottenuto al punto A il 50,70% contro il 49,29% del si'. Nello stesso tempo il no si e' imposto anche nel punto B della scheda con il 51,05%, a fronte del 48,94% del si'. Lucena ha precisato che ''questa tendenza e' irreversibile''.

per fortuna diremo noi.....il popolo venezuelano ha proibito(o sta cercando di farlo...) a Chavez di trasformarsi ufficialmente da presidente in dittatore...

la riforma costituzionale avrebbe dovuto fornire pieni poteri al presidente ,per permettergli di poter amministrare il paese a suo piacimento (piu' di quanto non stesse gia' facendo...) per fortuna per ora il processo e' stato bloccato,sicuramente non sara' l'ultimo tentativo da parte del dittatore....

ANCORA UNA PROVA DELLA CIVILTA' CINESE....

OGNI COMMENTO E' SUPERFLUO!!!! Le immagini che seguono sono estremamente dure, però riteniamo doveroso mostrarle, perché fatti così gravi non devono passare inosservati. Il mondo deve sapere, la gente deve essere informata di quanto accade in Cina, di come possa disumanamente divenire normalità il disprezzo per la vita.

Una bimba appena nata giace morta sotto il bordo del marciapiedi, nella totale indifferenza di coloro che passano.La piccina è solo un'altra vittima della politica crudele del governo cinese che pone il limite massimo di un solo figlio nelle città (due nelle zone rurali), con aborto obbligatorio.Nel corso della giornata, la gente passa ignorando il bebè.Automobili e biciclette passano schizzando fango sul cadaverino.


Di quelli che passano, solo pochi prestano attenzione. La neonata fa parte delle oltre 1000 bambine abbandonate appena nate ogni anno, in conseguenza della politica del governo cinese.L'unica persona che ha cercato di aiutare questa bambina ha dichiarato:'Credo che stesse già per morire, tuttavia era ancora calda e perdeva sangue dalle narici'.Questa signora ha chiamato l'Emergenza però non è arrivato nessuno.


'Il bebè stava vicino agli uffici fiscali del governo e molte persone passavano ma nessuno faceva nulla... Ho scattato queste foto perché era una cosa terribile...''I poliziotti, quando sono arrivati, sembravano preoccuparsi più per le mie foto che non per la piccina...'
In Cina, molti ritengono che le bambine siano spazzatura.Il governo della Cina, il paese più popoloso del mondo con 1,3 miliardi di persone, ha imposto la sua politica di restrizione della natalità nel 1979.I metodi usati però causano orrore e sofferenza: i cittadini, per il terrore di essere scoperti dal governo, uccidono o abbandonano i propri neonati.Ufficialmente, il governo condanna l'uso della forza e della crudeltà per controllare le nascite; però, nella pratica quotidiana, gli incaricati del controllo subiscono tali pressioni allo scopo di limitare la natalità, che formano dei veri e propri 'squadroni dell'aborto'. Questi squadroni catturano le donne 'illegalmente incinte' e le tengono in carcere finché non si rassegnano a sottoporsi all'aborto.In caso contrario, i figli 'nati illegalmente' non hanno diritto alle cure mediche, all'istruzione, né ad alcuna altra assistenza sociale. Molti padri vendono i propri 'figli illegali' ad altre coppie, per evitare il castigo del governo cinese.Essendo di gran lunga preferito il figlio maschio, le bambine rappresentano le principali vittime della limitazione delle nascite.Normalmente le ragazze continuano a vivere con la famiglia dopo del matrimonio e ciò le rende un vero e proprio un peso.Nelle regioni rurali si permette un secondo figlio, ma se anche il secondo è una femmina, la cosa rappresenta un disastro per la famiglia.Secondo i dati delle statistiche ufficiali, il 97,5% degli aborti è rappresentato da feti femminili.Il risultato è un forte squilibrio di proporzioni fra popolazione masch ile e femminile. Milioni di uomini non possono sposarsi, da ciò consegue il traffico di donne.L'aborto selezionato per sesso sarebbe proibito dalla legge, però è prassi comune corrompere gli addetti per ottenere un'ecografia dalla quale conoscere il sesso del nascituro.Le bambine che sopravvivono finiscono in precari orfanatrofi.Il governo cinese insiste con la sua politica di limitare le nascite e ignora il problema della discriminazione contro le bambine.
Alla fine, un uomo raccolse il corpo della bambina, lo mise in una scatola e lo gettò nel bidone della spazzatura.

CIAO MICHELA

VOLEVAMO PORGERE L'ULTIMO SALUTO A MICHELA CHE DA CIRCA UN ANNO ERA DIVENTATA UN NOSTRA SORELLINA PIU' PICCOLA......
HA LOTTATO CONTRO UN MALE PIU' FORTE (PURTROPPO) DI LEI, LA RINGRAZIAMO PER AVERCI PERMESSO DI ESSERE AL SUO FIANCO IN QUESTO PERCORSO DIFFICILE E SOFFERTO,CI HA INSEGNATO CHE NON BISOGNA MOLLARE MAI E NON BISOGNA ARRENDERSI......
UN ABBRACCIO AI GENITORI,A CUI SPERIAMO DI AVER FATTO SENTIRE LA NOSTRA VICINANZA NELL'AFFRONTARE UNA BATTAGLIA DIFFICILE,CON CUI ABBIAMO CONDIVISO LA SPERANZA DI RIUSCIRE A VINCERE.....
CON MICHELA NON SE NE VA QUELLA SPERANZA PERCHE' SARA' SEMPRE UN ESEMPIO DA TENERE PRESENTE DAVANTI ALLE DIFFICOLTA'....
SEI E SARAI PER SEMPRE NEI NOSTRI CUORI


CIAO MICHELA

NON FINIREMO MAI DI CHIAMARLI EROI !!!!

L’obiettivo del terrorista, un pachistano o comunque straniero, secondo gli afghani, erano proprio i civili ed i soldati della Nato. «Una delle nostre sentinelle l’ha visto avvicinarsi e ha gridato in dari (una delle due lingue afghane nda) “Altolà, fermo”, ma vistosi scoperto il terrorista si è fatto saltare in aria» rivela il comandante di Italfor. La strage è avvenuta alle 9.52 locali di ieri, le 6.22 in Italia. Il kamikaze aveva quasi raggiunto dei civili, che sono finiti in mille pezzi avvolti dal fumo scuro dell’esplosione. Il maresciallo Paladini forse si stava avvicinando per fermarlo. Purtroppo era il più vicino a 15-20 metri. Per lui non c’è stato nulla da fare «la forza dell’esplosione lo ha scaraventato contro un nostro camion e non ha più ripreso conoscenza» racconta De Fonzo. Altri tre soldati italiani, oltre al colonnello, sono rimasti feriti. Il caporal maggiore scelto Andrea Bariani, del 5° reggimento Alpini di Vipiteno, che faceva da scorta al comandante. Il capitano Salvatore Di Bartolo, dell'11° reparto Infrastrutture di Messina e il suo parigrado Stefano Ferrari, del 2° reggimento Pontieri di Piacenza che lavoravano al ponte. Schegge al volto, ferite a una gamba e una frattura al braccio considerate non gravi. Un elicottero francese li ha trasportati verso l’ospedale da campo di Kabul, ma per Paladini non c’è stato nulla da fare.

DOPO ESSERE VENUTI A CONOSCENZA DELLA DINAMICA DELL'ATTENTATO RISULTA DISGUSTOSO E FUORI LUOGO CONTINUARE A SENTIRE LE POLEMICHE DELLA SINISTRA RADICALE RIGUARDANTI IL RITIRO DELLE TRUPPE ITALIANE DAI LUOGHI IN CUI SONO IMPEGNATI.....IN QUESTI CASI BISOGNEREBBE SOLO ESPRIMERE IL MASSIMO APPOGGIO AI RAGAZZI IMPEGNATI A SVOLGERE UN DURO E PERICOLOSO LAVORO IN NOME DELL'ITALIA E DI TUTTI GLI ITALIANI.....

UN FORTE ABBRACCIO E LE PIU' SENTITE CONDOGLIANZE ALLA FAMIGLIA,

ORGOGLIOSI DI ESSERE CONNAZIONALI DI DANIELE.